Yoga dell’energia universale

KARMA E AKARMA


Basato sull’insegnamento di

A.C. Bhaktivedanta Svami Prabhupada


Karma è una parola divenuta patrimonio comune di tutte le lingue del mondo.

Questo termine così profondo e significativo è comunemente inteso come azione-reazione, ricompensa-castigo.

Per karma si intende una legge derivata da una giustizia universale, semplice ma al contempo complessa, che coinvolge la coscienza delle persone sia dal punto di vista del singolo sia del collettivo.

Questa perfetta giustizia valuta e giudica tutte le attività compiute dall’anima incarnata nelle vite passate e in quella presente, le quali condizioneranno la vita futura. Le nostre azioni creano delle energie sottili che si manifestano incanalando l’anima verso una nascita in un ambiente predestinato (famiglia, nazione, religione, ecc.), dandoci una coscienza più o meno attiva, elevata, espansa, a seconda del merito accumulato.

Al momento della morte, quindi, tutte le azioni compiute nell’arco della vita rimangono “concentrate” in un seme nella nostra coscienza. Questo seme germoglierà, crescerà e maturerà parallelamente al nuovo corpo e, come nella crescita di un albero, si possono manifestare deformazioni che rimangono permanentemente parte della natura stessa dell’albero, similmente il karma obbliga l’essere vivente a convivere tutta la vita con imperfezioni più o meno gravi.

“Tentare di passare sopra la legge del karma è futile come tentare di calpestare la propria ombra.” Sri Aurobindo.

Il karma ci permette, se siamo sinceri e consapevoli, di realizzare che anche il dolore può essere positivo.

In effetti la sofferenza derivata da un karma negativo ci permette di liberarci da un debito gravoso  che ci trasciniamo da varie vite. Allo stesso tempo, chi sta godendo degli effetti benefici di un karma positivo deve sentirsi ispirato a compiere attività virtuose per meritarsi benefici ancora più elevati nella prossima vita.

La legge del karma agisce su un piano di consapevolezza materiale e, sebbene sia una legge divina, non influenza in eterno l’anima condizionata. Secondo l’insegnamento della Bhagavad-gita, il testo più autorevole in materia, il karma viene descritto come temporaneo ed agisce solo a causa delle nostre immagini, dei nostri desideri, dei nostri impulsi generosi od egoisti, incatenandoci così ad una seria di morti e rinascite.

L’Essere può e deve riscattarsi agendo su un piano spirituale, praticando attività in suddha sattva (la virtù pura) o attività di natura akarma, cioè trascendentali.

La condizione di akarma si manifesta purificando la coscienza, la mente e anche l’intelligenza. Solo così abbiamo la possibilità di liberarci dalla prigionia del samsara, il ciclo delle reincarnazioni. Anche se ci saranno dei problemi sulla via dell’autorealizzazione spirituale, essi verranno annientati dalla nostra volontà evolutiva.

Dio, con Sua grande compassione e misericordia, nella Sua onnipotenza e onnipresenza, vedrà i nostri sforzi ed ascolterà le nostre preghiere inviandoci guru, shastra e sadu, cioè i maestri spirituali autentici, le scritture sacre autentiche e i santi autentici.

Questa combinazione vincente ci farà giungere nei pianeti spirituali, dove tutto è sat-cit-ananda vigraha, dove tutto ha una forma eterna piena di conoscenza e felicità.

Dove poter vedere e servire Dio in un mondo non dualistico, dove tutto è Amore!

Hare Krsna.

Due estratti dal libro di Mohandas K. Gandhi - BUDDISMO, CRISTIANESIMO, ISLAMISMO  - le mie considerazioni

La fede in Dio


Voi e quanti si professano buddisti fuori dell’India avete indubbiamente assorbito l’insegnamento del Budda in larga misura, ma se osservo la vostra vita e se interrogo gli amici di Ceylon, Birmania, Cina o Tibet, vedo talmente tante incongruenze tra ciò che sono personalmente arrivato a intuire come fatto centrale della vita del Budda e la vostra pratica da restarne confuso. Se non vi tedio, vorrei passare rapidamente in rassegna i tre punti essenziali che mi sono affacciati alle mente proprio in questo momento. Il primo è il credere in una pervasiva Provvidenza chiamata Dio. Innumerevoli volte mi è capitato di sentirla mettere in discussione e ho letto in alcuni libri che avevano, oltretutto, la pretesa di esprimere lo spirito del Buddismo, che il Budda non credeva in Dio. Secondo la mia umile opinione una tale credenza contraddice il fondamento stesso dell’insegnamento del Budda. La confusione è derivata, a mio avviso, dal suo ripudio – giusto ripudio – di tutto ciò che di vile ai suoi tempi veniva associato al nome di Dio. Indubbiamente il Budda rigettò la nozione che un essere chiamato Dio fosse spinto da malizia, potesse pentirsi delle proprie azioni, fosse perfettamente esposto a tentazioni e corruzioni e avesse i propri favoriti come i re della terra. L’intera anima del Budda respingeva indignata la credenza che un essere chiamato Dio potesse prendere per propria soddisfazione il sangue vivo degli animali, quelli animale che aveva egli stesso creato. Re insediò pertanto, Dio al proprio posto e detronizzò l’usurpatore che a quel tempo pareva averne occupato il Bianco Trono. Sottolineò e re proclamò l’eterna e immutabile esistenza del governo morale di questo universo. Affermò senza esitazione che la legge era Dio stesso.

Che cos’è il Nirvana?


Le leggi di Dio sono eterne e immutabili, non separabili da Dio stesso. Ciò rappresenta una condizione imprescindibile della Sua stessa perfezione. Di qui la grande confusione che il Budda non credesse in Dio ma, semplicemente, nella legge morale. Da tale equivoco circa Dio stesso, sorse poi quello sull’esatta interpretazione della grande parola Nirvana. Per Nirvana, indubbiamente, non deve intendersi completa estinzione. A quanto mi è stato dato capire a proposito del tratto fondamentale della vita del Budda, il Nirvana è solo completa estinzione di tutto ciò che c’è di vile, di perverso, di corrotto e corruttibile in noi. Il Nirvana non è come la nera, mortifera pace della tomba, ma pace vivente, felicità pulsante di un’anima che è conscia di sé, e conscia di avere trovato dimora nel cuore dell’Eterno.